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lunedì 22 ottobre 2012

Angeli delle discariche


Angeli delle discariche

di Mario Tozzi

Fino a qualche decennio fa li abbiamo gettati via senza pietà. E senza domandarci dove sarebbero andati a finire. Fino a che non hanno cominciato a rigurgitare fuori dalle buche in cui speravamo di averli seppelliti per sempre. Ma alle volte ritornano, e abbiamo così rischiato di vederci sommersi da tonnellate di rifiuti di ogni tipo, compresi quelli tossici e pericolosi. Allora abbiamo cominciato a recuperare quello che era possibile e abbiamo visto che conveniva: vetro, carta, legno,plastica, metallo trovavano una seconda vita. Ma faremo in tempo per evitare che l'intero pianeta diventi un enorme pattu- miera? ln Andalusia, dove il fotografo Jasper Doest ha scattato questa immagine, le discariche hanno ormai drasticamente influenzato il comportamento delle cico- gne, che hanno sostituito la loro dieta a base di rane, insetti e piccoli roditori, con i rifiuti, ingoiano o portano ai loro pulcini anche gomma, materie plastiche e scarti tossici letali. Unico vivente sulla Terra, l'uomo non ricicla i rifiuti che produce e fabbrica materiali che il sistema naturale non riesce a rielaborare. Per questa ragione sono nate le discariche che, in alcune parti del mondo povero, stanno diventando luoghi abitati come se fossero città. Come a Lupang Pangako (letteralmente "terra promessa"), di Manila, una vera e propria collina di immondizia, prodotta da 4.500 tonnellate al giorno di rifiuti, su cui mangiano, dormono e si amano gli 80.000 abitanti del luogo. L'immondizia è lo specchio della nostra società e i rifiuti ci fanno capire chi siamo.

venerdì 11 giugno 2010

Il fiume Reno soffocato dai rifiuti- Altre foto e nota sugli scatti

Le foto di questo reportage sono state prese nel Marzo di quest'anno a Bologna, sul fiume Reno, nel tratto compreso fra i ponti ferroviari, con il raddoppio dell'alta velocità, e il ponte della tangenziale J.F. Kennedy.


Queste foto appartengono alle ultime foto scattate con la Nikon D 60 rimaste ancora in mio possesso. Infatti il mese successivo, Aprile 2010, unitamente al furto della mia Nikon mi sono state sottratte oltre un migliaio di fotografie scattate fra la fine di marzo e il giorno 15 aprile. Fra di esse anche parecchie decine, forse un centinaio, di altre immagini del degrado del fiume.
Aggiungo queste informazioni perché per me evidenziano una doppia degradazione: da una parte quella dell'ambiente, dall'altra quello della società e dei rapporti umani.